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Stefano-Rodotà

L’elezione del nuovo presidente della repubblica è stato l’atto finale che ha determinato l’implosione definitiva del centrosinistra. Infatti il PD è da sempre caratterizzato da due anime: una berlusconiana e una antiberlusconiana, con la seconda che è stata sempre minoritaria ma che ha sempre finito per accettare le decisioni dell’anima berlusconiana per non rischiare di mandare in frantumi il partito, sperando di poter prendere il sopravvento con il tempo e con l’ingresso di nuove giovani forze nel PD.
Sopravvento che però non è mai avvenuto neanche nonostante con le ultime parlamentarie siano entrati molti giovani nel PD, a dimostrazione del fatto che la scelta del PD di assegnare ad personam una percentuale di posti in parlamento, salvando così molti pezzi grossi della nomenklatura del partito dal rischio esclusione derivante dalle forche caudine delle parlamentarie, ha permesso ai vertici del partito un controllo ferreo dei gruppi parlamentari che alla fine si sono allineati alle scelte dei vari capibastone o capicorrente.
Se a questo si unisce la novità della presenza di una forza politica nuova, libera, fuori dai classici giochi politici, quale quella del Movimento 5 Stelle, ecco che abbiamo la scintilla che ha acceso la polvere esplosiva presente nel centrosinistra.
Infatti mentre le due anime del centrosinistra si distruggevano a vicenda facendosi la guerra fra i rispettivi candidati di bandiera, Marini e Prodi, il Movimento 5 Stelle non avendo correnti interne e avendo lasciato la scelta finale alla base dei suoi iscritti certificati ha potuto portare avanti con forza e sicurezza il proprio candidato alla presidenza della repubblica Stefano Rodotà, un candidato che tra l’altro, visti i suoi trascorsi, poteva essere tranquillamente uno dei candidati anche per la colazione del centrosinistra.
E anche qui è successo quello che da sempre succede nel PD e cioè ha prevalso l’anima berlusconiana del partito che ha preferito rifugiarsi dietro le gonne del vecchio presidente Napolitano, gradito anche al centrodestra, e quindi ha preferito gettarsi nelle braccia del finto nemico Berlusconi.
Scelta presa anche a scapito di rischiare di rompere il partito e a scapito di deludere centinaia di migliaia di attivisti e sipatizzanti che sarebbero stati felicissimi di scegliere un candidato come Rodotà, evitando così l’abbraccio mortale di Berlusconi.
Perchè il PD non ha mai praticamente valutato la possibilità di votare Rodotà?
Un motivo chiaro e ufficiale non c’è e non è mai stato dato, mentre fra i motivi sussurrati troviamo il fatto che non era accettabile per il PD appoggiare un candidato che fosse proposto dal M5S, che non era accettabile che un candidato fosse emerso da una consultazione online, che non si può accettare un candidato senza prima barattare qualcosa in cambio.
Se quindi un motivo ufficiale non c’è, in molti ne PD si sono riparati dietro la seguente affermazione: ma tanto Rodotà non sarebbe mai passato in quanto i numeri non c’erano per eleggerlo.
Ed eccola la balla, balla che i giornali hanno sempre bevuto come nulla fosse, come se questa fosse una verità indiscutibile e certa.
Infatti come è possibile fare una tale affermazione se mai è stata fatta una riunione della coalizione nella quale si sia discusso della possibilità di candidare Rodotà e tramite la quale poter valutare i numeri effettivi di chi la appoggiava e chi la contrastava?
Ma andiamo a vedere i numeri. Dalla quarta votazione in poi per poter votare il presidente della repubblica bastava la maggioranza relativa dei votanti. Siccome i votanti sono 1007, era necessaria una maggioranza di 504 voti a favore.Nella quarta votazione Prodi ha ottenuto 395 preferenze, avendo subito il voto contrario di ben 101 voti di franchi tiratori facenti parte della coalizione del centrosinsitra.
Numero che si deduce dal fatto che in totale il centrosinistra poteva contare su 496 voti, costituiti da deputati, senatori e delegati regionali.
Ora, posto che il M5S poteva contare su 163 voti e posto che presumibilmente i 101 franchi tiratori che hanno affondato Prodi, per il fatto che mai avrebbe fatto un governo con il centrosinistra e che presumibilmente avrebbe provato a ricucire i rapporti con il M5S, avrebbero provato ad affondare anche Rodotà, si sarebbe potuta raggiungere la cifra di 395 voti di provenienza centrosinistra + 163 voti di provenienza M5S per un totale di 558 voti, ben 54 voti in più della soglia minima necessaria di 504 voti per poter eleggere Rodotà come presidente della repubblica. 54 voti che potevano permettere di gestire anche la situazione derivante dalla possibilità che ci potessero essere altri franchi tiratori che potevano cercare di sabotare la candidatura suddetta.
Quindi sulla base di questi numeri, come si fa ad affermare che l’elezione di Rodotà non era possibile?
La verità quindi sarebbe ben altra e cioè che i vertici del partito del PD temevano che portare al voto Rodotà poteva determinare il rischio di una sua effettiva elezione anche perchè essendoci  una forte pressione della base del PD sui propri eletti affinchè votassero Rodotà, difficilmente questi avrebbero potuto giocare troppo sporco.
Quindi possiamo dire che la scelta del M5S di votare per Rodotà è stata la goccia finale che ha fatto traboccare il vaso dell’ipocrisia del PD che ha mostrato la sua vera faccia berlusconiana, faccia che nei 20 anni precedenti i dirigenti del partito hanno sempre cercato di nascondere per potersi spartire di nascosto il paese con i dirigenti del centrodestra.
Ed ecco perchè sono ridicole le affermazioni di chi vuole accusare il M5S di favorire Berlusconi quando è il centrosinistra che da 20 anni lo favorisce (e la prova del nove la vedremo sulla proposta di incandidabilità di Berlusconi)
A questo punto l’anima antiberlusconiana presente nel PD, dopo quest ennesimo tremendo schiaffo riuscirà finalmente a scuotersi e a pretendere una sua egemonia anche a costo di scindere il partito?
A vedere la piena fiducia data al nuovo governo di grande coalizione sembra proprio che la risposta sia un netto NO.

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