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Il Movimento 5 Stelle è contro qualsiasi tipo di guerra, soprattutto se trattasi di guerra fatta i paesi al di fuori del proprio territorio, anche se definite impropriamente come missioni di pace e considera i costi che ne derivano per sostenerle uno sperpero inutile di denaro pubblico che potrebbe essere utilizzato per soddisfare altri bisogni primari dei cittadin così come considera i governi che decidono la partecipazioni a queste guerre come corresponsabili dei danni e delle conseguenze che esse generano. Questo è il presupposto dal quale occorre partire prima di analizzare il discorso fatto dalla deputata del M5S Emanuela Corda alla Camera nel giorno della commemorazione della strage dei nostri militari a Nassiriya, discorso che ha alimentato forti critiche e un acceso dibattito.

Riportiamo il discorso fatto dalla Corda alla Camera nella sua interezza (qui il video http://www.youtube.com/watch?v=dhvJhgW9MQM):

L’aspetto più drammatico della strage di Nassirya è che, a nostro parere, non fu uno scontro tra buoni e cattivi, non fu un attacco di militari che fecero strage di civili inermi. Da una parte e dall’altra, infatti, vi erano delle vittime. E i responsabili politici e morali, i mandanti di quella strage, non sono mai stati puniti. Tutti noi ricordiamo commossi i diciannove italiani deceduti in quell’attacco kamikaze, e oggi siamo vicini a loro familiari. A volte ricordiamo anche i nove iracheni che lavoravano nella base italiana, ma non troppo spesso. Nessuno ricorda, però, il giovane marocchino che si suicidò per portare a compimento quella strage. Quando si parla di lui se ne parla solo come di un assassino, e non anche di una vittima. Perché anch’egli fu vittima, oltre che carnefice. Una ideologia criminale lo aveva convinto che quella strage fosse un gesto eroico e lo aveva mandato a morire e non è escluso che quel giovane, come tanti kamikaze islamici, fosse spinto dalla fame, dalla speranza che quel suo sacrificio sarebbe servito per far vivere meglio i suoi familiari, che spesso vengono risarciti per il sacrificio del loro caro. E se i nostri militari furono vittime, non furono solo vittime dell’ideologia terroristica, ma anche della politica occidentale, la politica dei nostri governi che spedirono e continuano a spedire i nostri ragazzi sui fronti di guerra raccontandogli che è eroico occupare i territori di altri popoli, col pretesto che si sta portando la pace quando invece si fomentano talvolta le ideologie terroristiche e tutti i drammi che ne conseguono. Vorremmo ricordare la provetta agitata da davanti al Consiglio di sicurezza Nazioni unite da Colin Powell che avrebbe dimostrato al mondo la presenza di armi di sterminio di massa che in realtà non furono mai trovate. Lo stesso Colin Powell, solo recentemente, purtroppo, ha detto di essere stato raggirato lui stesso da quella colossale truffa che portò all’occupazione dell’Iraq. L’esistenza di quella truffa, di quella menzogna che ha portato al massacro decine di migliaia di persone, non sembra sia servita di lezione ai governi europei che hanno continuato a credere alle balle organizzate a tavolino per scatenare nuovi e atroci conflitti.
La Libia , l’ha dichiarato ieri il ministro Bonino, è completamente fuori controllo, per esempio. L’Afghanistan ogni giorno è un calvario per gli afghani e per le truppe d’occupazione. Per questo gridiamo con tutta la nostra forza: mai più Nassirya, mai più guerre di occupazione mai più violazioni del’articolo 11 della Costituzione. Lo ribadiamo: noi siamo vicini alle famiglie dei caduti e a tutte le persone che soffrono ogni giorno per queste guerre vergognose, per le menzogne dei nostri governi”.

La frase che ha scatenato le critiche di voler giustificare e difendere l’autore della strage facendolo passare come una vittima, è la seguente:

Nessuno ricorda, però, il giovane marocchino che si suicidò per portare a compimento quella strage. Quando si parla di lui se ne parla solo come di un assassino, e non anche di una vittima”

E’ chiaro che se si estrapola solo questa frase dal discorso nel suo complesso, le critiche al fatto di voler far passare l’autore della strage come se fosse una vittima sembrano più che giustificate. Ma se la frase la si legge come solo una parte di tutto il discorso le critiche suddette  vengono a cadere.

Infatti la deputata del M5S associa più volte le seguenti parole al cosiddetto Kamikaze: strage, assassino, carnefice. Parole che lasciano ben poco all’immaginazione e che chiariscono bene che non c’è alcuna volontà di sminuire la gravità dell’atto commesso.
Inoltre importante è anche la seguente frase: “Una ideologia criminale lo aveva convinto che quella strage fosse un gesto eroico e lo aveva mandato a morire” dalla quale si capisce chiaramente che non c’è alcuna giustificazione alla ideologia che  ha portato al gesto definendola criminale.

Quello che invece è chiaro è che la critica non è rivolta né ai militari né all’autore del gesto visti entrambi come vittime di un sistema che si alimenta dell’odio e sulle bugie per cui “i responsabili politici e morali, i mandanti di quella strage, non sono mai stati puniti”. E che i nostri militari sono stati vittime non solo “dell’ideologia terroristica, ma anche della politica occidentale, la politica dei nostri governi che spedirono e continuano a spedire i nostri ragazzi sui fronti di guerra raccontandogli che è eroico occupare i territori di altri popoli, col pretesto che si sta portando la pace quando invece si fomentano talvolta le ideologie terroristiche e tutti i drammi che ne conseguono”.

Infatti ecco il chiarimento scritto sulla sua pagina facebook: “Come al solito i partiti strumentalizzano le nostre parole a fini politici: nel commemorare le vittime di Nassirya e nel sentirmi vicina alle famiglie dei nostri militari, ho voluto ricordare anche l’assassino e le responsabilità dei mandanti. Il kamikaze, carnefice e allo stesso tempo vittima della sua “ideologia criminale”. E ho ribadito le colpe dei governi occidentali che avallarono la “truffa” Dell esistenza delle armi di sterminio di massa x giustificate l’intervento in Iraq. Non credo che restituire “verità” ai nostri morti, possa offenderne la memoria. Anzi, ripercorrere quella tragica pagina della storia delle nostre missioni, senza false ipocrisie, ci aiuta a non commettere gli Stessi errori. Per ribadire che non vorremmo mai più vedere le madri distrutte dal pianto e i loro figli, partiti con la speranza di cambiare il mondo, non fare più ritorno a casa
La deputata Corda ha quindi pensato di fare un successivo comunicato per chiarire meglio il senso delle sue parole espresse alla Camera e per esprimere meglio la sua vicinanza al dolore delle famiglie dei soldati uccisi. Qui un estratto della parte del comunicato (qui testo e video completo http://www.beppegrillo.it/2013/11/lettera_di_manu.html):
In occasione del mio intervento in Aula avvenuto martedì 12 novembre non ho fatto alcun elogio del kamikaze ma ho, al contrario, denunciato l’orribile ideologia che, sfruttando la disperazione e l’ignoranza, lo ha portato a trasformarsi in una bomba umana. Sono contraria a qualunque fanatismo e nella mia idea di società, laica e plurale, non c’è spazio per il fondamentalismo religioso e per l’affermazione delle proprie idee attraverso l’uso della violenza. Se le mie parole hanno soltanto minimamente offeso i familiari delle vittime di Nassiriya, chiedo scusa loro perché questo non era in alcun modo mia intenzione

L’unica critica che si può fare al discorso oggetto di discussione è riportata dal deputato del M5S Di Battista in questo suo post: http://www.alessandrodibattista.it/nasiriyya-e-la-nostra-opposizione-al-tav/

Pur condividendo gran parte del discorso di Emanuela (condivido soprattutto il fatto che siano state le scelte dell’occidente a creare il fenomeno becero del terrorismo), ritengo, come molti di voi mi hanno scritto, che ieri occorreva soltanto piangere i nostri morti…….L’ho detto in ogni modo, ma ieri era la commemorazione dei nostri morti. Non è un discorso nazionalista il mio, penso sia un discorso solo di buon senso. Io sono un parlamentare della Repubblica Italiana e i nostri morti sono i morti italiani.”

La domanda quindi che eventualmente ci dobbiamo porre è la seguente: in occasione di una commemorazione di morti, è giusto limitarsi solo a commemorarli oppure è lecito utilizzare l’occasione anche per aprire una discussione più ampia sul perché una persona è mossa a compiere un gesto grave e su chi siano i veri responsabili delle vittime del gesto?

Per finire è comunque sbagliato concentrarsi sulle polemiche circa le parole utilizzate nel primo comunicato, polemiche che alla fine rischiano di distrarre il cittadino dal succo del discorso alla base del comunicato stesso e cioè che come riporta l’art. 11 della nostra costituzione “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa                         alla libertà degli altri popoli e come mezzo                         di risoluzione delle controversie internazionali”.

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