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Capita spesso di condividere le analisi di Travaglio ma questa (vedi l’articolo in fondo alla pagina) non è una di quelle volte. Partiamo dalla parola baro che è presente nel titolo e con la quale Travaglio chiude l’articolo. Con i bari non si fanno accordi perché i bari di loro natura sono propensi a fregarti. Questo fatto, il riconoscere che la persona con cui ci si deve confrontare è un baro, da solo dovrebbe essere sufficiente per definire un’assurdità l’accordo di Renzi  con Berlusconi, che è il re dei bari. Ma poi perché affibbiare la parola baro solo a Berlusconi e non anche a Renzi? E’ o non è un baro, soprattutto verso il proprio elettorato, chi  fino a poco tempo fa faceva le seguenti affermazioni Renzi_contraddizioni_su_berlusconiOra chiediamoci: Renzi avrebbe vinto le primarie del PD, con le proporzioni che conosciamo, se avesse detto che era sua intenzione accordarsi con Berlusconi per la legge elettorale e per altre importanti modifiche costituzionali?

Perché quindi Travaglio parla solo del baro Berlusconi e non dice che trattasi di un incontro fra due bari? Risulterà ora un po’ più chiaro come mai il M5S non vuole avere niente a che fare con i bari, soprattutto se per affrontarli occorre entrare nel loro campo di gioco dove sanno come fregarti. A questo punto ci dovremmo chiedere: ma come si batte un baro? Semplice, con la trasparenza. Occorre portarlo fuori dal suo campo di gioco truccato e al chiuso e farlo giocare in un campo aperto con il pubblico intorno in modo tale da rendere nulli  i suoi trucchi che se utilizzati lo esporrebbero al rischio di un linciaccio pubblico.

E qui ci ricolleghiamo all’altra critica sbagliata fatta verso il M5S: il M5S non vuole vedere le carte di Renzi. Infatti il M5S non ha mai detto che non vuole vedere le carte di Renzi ma ha detto una cosa ben diversa e cioè che le vuole vedere in un campo aperto con il pubblico intorno dove è garantita la trasparenza. E questo campo è il Parlamento. Quindi se il baro Renzi vuole mostrare le sue carte lo faccia in Parlamento davanti a tutti. Questo chiede il M5S. Ecco perché Renzi si trova istintivamente meglio con Berlusconi perché sono due bari a cui piace giocare nello stesso campo allergici alla trasparenza e al confronto pubblico. Insomma abbiamo un Travaglio che è preoccupato dal fatto che Renzi possa essere fregato da Berlusconi quando è lui stesso che lo spinge nella fauci del cavaliere.

E’ poi molto debole il tentativo di Travaglio di annullare parzialmente l’accusa a Renzi di rischiare di riabilitare Berlusconi. Infatti il problema è che Renzi vedendosi con Berlusconi, che ricordiamo è condannato per frode fiscale, e ipotizzando di fare con lui delle importanti modifiche costituzionali, automaticamente lo assurge di fronte all’opinione pubblica a una figura politica di rilevo e soprattutto affidabile e autorevole. E a chi risponde dicendo: ma Renzi è obbligato a fare un accordo con il leader di Forza Italia se vuole parlare con Forza Italia, si può rispondere dicendo che questo è il solito vecchio modo di vedere la politica come un qualcosa che necessita di leader che decidono per tutti accordandosi privatamente, saltando completamente sia i luoghi istituzionali idonei per prendere tali decisioni sia le persone elette per prenderle per cui diventano dei luoghi e degli organi che non devono fare altro che ratificare decisioni prese dai leader.

Altra considerazione sbagliata è ritenere che Renzi è obbligato a trovare un accordo con Berlusconi per modificare la legge elettorale perché da parte del M5S c’è una totale chiusura. Infatti da parte del M5S non c’è nessuna chiusura ma solo la considerazione che questo parlamento, avendo una maggioranza illegittima, non ha l’autorevolezza morale per poter decidere una nuova legge elettorale per cui la proposta è quella di andare al voto con il porcellum rivisto con le osservazioni della corte costituzionale e cioè con un proporzionale puro con la reintroduzione delle preferenze, lasciando al futuro parlamento legittimamente eletto il compito di elaborare una nuova legge elettorale. E invece Renzi che fa? Invece di ascoltare i rilievi della corte costituzionale e quindi accordarsi con il M5S preferisce ancora parlare di premi di maggioranza che garantiscano la governabilità e trattare con Berlusconi. Ancora una volta ci troviamo ad un rifiuto del PD verso il M5S e non viceversa  come invece l’informazione vuole farci intendere per far credere che il M5S è un movimento politico che ha il solo scopo di distruggere senza provare a costruire.

 

I guardiani del baro (Marco Travaglio)

Da Il Fatto Quotidiano del 19-01-2014

Siccome la politica italiana è un manicomio organizzato, i giornali di ieri mattina riprendevano le dichiarazioni dei lettiani, dei bersaniani, dei dalemiani e dei napolitaniani, cioè di tutti gli sconfitti da Renzi alle primarie del Pd, con questo titolo: “Se fa l’accordo con Berlusconi, cade il governo Letta”. Raramente si era concentrata tanta demenza in così poche parole: come può il governo Letta, nato dall’accordo fra B. e il Pd con la benedizione di Napolitano, cadere se il segretario del Pd si accorda con B.? Si dirà: ma B. e il suo partito non ne fanno più parte. Vero. Ma l’ha deciso B., non gli altri, che lo pregarono fino all’ultimo di restare con loro. Si dirà: ma B. è un pregiudicato per frode fiscale. Vero. Ma lo è dal 1° agosto e ha lasciato la maggioranza e il Senato a fine novembre: per quattro mesi è rimasto, da pregiudicato, alleato del Pd senza che Letta, Bersani, D’Alema e Napolitano muovessero un sopracciglio. Si dirà: ma se Renzi incontra B. nella sede Pd lo rilegittima e lo resuscita. Dipende: è vero se fa un accordo per riportarlo al governo; è falso se fa un accordo per una legge elettorale che ponga fine alle larghe intese. Si dirà: ma l’accordo per la legge elettorale va fatto con gli alleati di governo. Falso: una legge elettorale imposta dalla maggioranza alle opposizioni sarebbe una mascalzonata identica a quella del centrodestra che nel 2005 varò il Porcellum per fregare il centrosinistra alle elezioni 2006. Se Renzi facesse altrettanto, imponendo il sistema di voto a colpi di maggioranza (fra l’altro puramente virtuale, frutto del mostruoso “premio” del Porcellum appena dichiarato incostituzionale e antidemocratico dalla Consulta), regalerebbe a B. una formidabile arma polemica da spendere in campagna elettorale. È naturale che l’iniziativa di proporre una o più leggi elettorali agli altri partiti spetti a quello che ha raccolto più voti (il Pd); e che i destinatari della proposta siano, nell’ordine, le altre forze più votate (5Stelle, FI, Scelta civica, Lega, Sel ecc). Renzi s’è rivolto anzitutto a Grillo, che ha commesso un grave errore nel rispondere picche, rinchiudendosi autisticamente nel web-referendum fra gli iscritti (che è cosa buona e giusta, ma che non può legare preventivamente le mani ai “cittadini” di M5S, eletti apposta per occuparsi di questi temi in Parlamento). Tantopiù che aveva l’occasione di mettere in crisi il Pd, cogliendo al balzo la promessa di Renzi di rinunciare ai rimborsi elettorali, affamando i suoi apparati elefantiaci. In ogni caso, in attesa della consultazione fra gli iscritti, i 5Stelle sono in freezer e dunque Renzi, che ha una fretta boia, è passato al terzo partito classificato: FI. Si dirà: con B. non doveva parlare perché è un delinquente. Vero, ma con chi altri di FI doveva parlare? Era meglio Verdini, che ha più processi che capelli in testa? Con Fitto o con la Santanchè, condannati in primo grado? Dialogare con B. è il colmo dell’immoralità. Ma purtroppo nessuno, nel Pd, può credibilmente fare lo schizzinoso dinanzi all’incontro Renzi-B. Non D’Alema che nel ’95 invitò B. al congresso del Pds, poi andò in pellegrinaggio a Mediaset e lo incontrò a fine ‘ 96 per farci insieme non una legge elettorale necessaria, ma una riforma costituzionale inutile anzi dannosa nella Bicamerale. Non Bersani, che incontrò B. l’anno scorso per fargli scegliere il candidato del Pd al Quirinale nella persona di Marini. Non Letta jr., che si fece scegliere da B. come premier e lo incontrò per farci il governo di larghe intese. Non Napolitano, che ricevette B. per farsi chiedere di ricandidarsi e poi lo ringraziò per la sua condotta “da statista”? La vera questione, ora, è che Renzi non si faccia fregare da quel noto baro di B., che finora ha messo nel sacco chiunque credeva di farlo con lui. Insomma, ciò che conta è che, se accordo ci sarà, produca una buona legge elettorale, non una qualsiasi, purchessia. Perciò. finite le consultazioni, Renzi dovrebbe prendere esempio dai 5Stelle e sottoporre il risultato a un referendum online fra gli iscritti del Pd. Lorsignori se lo mettano bene in testa: la legge elettorale non è roba loro. Appartiene a noi cittadini.

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One thought on “Renzi, Berlusconi, M5S: ecco dove Travaglio sbaglia nella sua analisi

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