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Da sempre il PD viene preso ad esempio come partito che ha regole democratiche e che gestisce in modo democratico il partito. Hanno uno statuto in regola, hanno organi democraticamente eletti, hanno cariche democraticamente elette. Insomma per molti è il plus ultra della democrazia e sotto questo aspetto è inattaccabile e non criticabile.
E su questo il PD si è sempre fatto forte per poter criticare il M5S circa la mancanza di democraticità interna rappresentata principalmente dal fatto che il leader politico Grillo non sarebbe stato votato dai suoi elettori e che si facciano fuori le voci dissenzienti con le espulsioni.
Ma da quando è arrivato Renzi questa nomea di democraticità si sta lentamente sgretolando a vantaggio dell’uomo forte che tutto decide e tutto fa a dispetto delle regole previste. Soprattutto dopo le europee che hanno regalato al PD il 41% di preferenze e che quindi hanno gonfiato di presupponenza Renzi che ormai va ripetutamente dicendo che non sono previsti intralci alla sua azione in quanto il popolo italiano gli ha chiesto di risolvere i problemi del paese.
Il caso più eclatante di tutti che dimostra come ormai le voci dissenzienti non sono più tollerate deriva dalla questione della riforma costituzionale del Senato. Infatti Renzi ha fatto un patto con Berlusconi che prevede che i futuri senatori non vengano più scelti dagli italiani ma che vengano scelti direttamente dai sindaci o dai presidente di regione in carica.
Così abbiamo assistito alla cacciata dalla commissione Affari Costituzionali prima di Mario Mauro che ha detto “Cacciato perché non faccio il Dudù di Renzi” ( http://news.leonardo.it/mauro-dudu-renzi-il-senatore-furioso-dopo-la-sua-rimozione-dalla-commissione/ ), poi è toccato a Vannino Chiti anche lui sostituito nella stessa commissione fino ad arrivare all’allontanamento di Corradino Mineo ( http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/11/riforme-pd-sostituisce-mineo-e-chiti-in-commissione-renzi-basta-veti/1024088/ )
Insomma non siamo di fronte a 3 espulsioni ma è come se lo fossero in quanto allontanandoli dalla commissione della quale facevano parte sono stati messi nelle condizioni di non nuocere più alle desiderata del leader Renzi.
E con l’allontanamento di Mineo e Chiti si è assistito anche alla violazione del Regolamento del gruppo PD del Senato. A tal proposito riportiamo il comunicato del senatore del PD Felice Casson:

La decisione di allontanare i senatori Mineo e Chiti dalla Commissione Affari costituzionali viola non solo l’art. 67 della Costituzione, ma almeno tre norme del Regolamento del Gruppo PD del Senato che all’art. 2 comma 1 recita:
“Il Gruppo riconosce e valorizza il pluralismo interno nella convinzione che il continuo confronto tra ispirazioni diverse sia fattore di arricchimento del comune progetto politico”.
Art. 2 comma 3: ” Il Gruppo riconosce e garantisce la libertà di coscienza dei senatori …”
Art. 2 comma 5: “Su questioni che riguardano i principi fondamentali della Costituzione Repubblicana e le condizioni etiche di ciascuno, i singoli senatori possono votare in modo difforme dalle deliberazioni dell’Assemblea del Gruppo ed esprimere eventuali posizioni dissenzienti nell’Assemblea del Senato a titolo personale, previa informazione al Presidente.”
Inoltre nel Regolamento del Gruppo non è previsto che un senatore possa essere sostituito d’imperio in un incarico di Commissione già affidato, essendo previste eventuali altre sanzioni, secondo una procedura ben determinata.

Per finire si arriva alla votazione per la scelta del nuovo presidente del PD. Infatti se da sempre il PD accusa il M5S di essere un partito le cui scelte sono monopolizzate dai due leader Grillo e Casaleggio e nel quale gli eletti sono delle marionette sempre nella mani dei soliti due leader, questa votazione ha dimostrato che forse prima di lanciare queste accuse è meglio pensarci bene perché nel PD la situazione è ben peggiore. Infatti il tweet di Civati è abbastanza eloquente: “Ci è arrivato sms nella notte per votare Orfini presidente

A questo punto non ci potremo certo meravigliare se Renzi si accorderà con il M5S nel modificare la Costituzione nella parte che stabilisce il divieto di vincolo di mandato

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