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L’anima che ha caratterizzato la nascita del movimento 5 stelle è stata un’anima antisistema quindi fortemente critica a qualsiasi istituzione che ha caratterizzato il nostro paese in questi ultimi decenni, a partire dalla politica, alla classe imprenditoriale, alle banche finanche alla chiesa e i sindacati che hanno finito per mischiarsi in un grande magna magna generale dal quale si sono abbeverati un po’ tutti.
Quindi è stato normalissimo e molto coerente per il M5S entrare in politica da solo contro tutti, allontanando qualsiasi tipo di approccio o tentativo di abbraccio di altri partiti o politici. Grazie a questa linea politica lo sbarco in politica è stato strabordante con un 25.5% nazionale, risultato mai realizzato finora da una forza politica nuova.
Ed è stato giusto continuare su questa linea una volta entrato in parlamento sia per coerenza a quanto sempre detto (tutti a casa era lo slogan elettorale urlato in tutte le piazze) sia per marcare la distanza dai partiti classici, anche a costo di aver dovuto sopportare forti tensioni interne scaturite in alcune dolorose espulsioni.
Ed è stato altrettanto giusto aver portato avanti questa linea politica intransigente alle europee puntando a far saltare il governo per poter tornare alle elezioni nazionali contando di vincerle.
Ma il risultato delle europee ha dimostrato un qualcosa che è indubitabile: gli italiani non sono ancora pronti a mandarli tutti a casa e non sono ancora pronti a fare un salto nel vuoto con il M5S. Sia perché l’italiano è ormai un cittadino inconsapevole, che ignora, che si abbevera alle verità filtrate dalle televisioni e da un sistema informativo nelle mani dei partiti, abituato a delegare e che quindi ha paura di dover scegliere con la propria testa e magari di rinunciare a parte dei privilegi che la casta politica gli ha regalato in cambio di un assenso elettorale. Italiano che nonostante tutto ancora nella sua maggioranza sta bene per cui ha paura di attuare un cambiamento veramente radicale.
Quindi il risultato delle europee ha detto che o il M5S cambia strategia oppure rischia una nuova delusione elettorale e quindi di rimanere una forza di semplice opposizione con forte rischio di logoramento nel tempo.
Molti dicono che lo scopo del M5S non deve essere quello di vincere le elezioni e soprattutto che non deve avere fretta di vincere perché rischia di snaturarsi con la ricerca della vittoria a tutti i costi. Lo scopo deve essere quello di farsi portatrice di una rivoluzione culturale necessaria per un vero cambiamento e per una vittoria nei cnfronti del sistema.
Tutto vero, però è anche vero che se il M5S vincesse le elezioni, la rivoluzione culturale agognata sarebbe molto più facile realizzarla e soprattutto con tempistiche più rapide. Facciamo l’esempio di Parma: da poco tempo è entrato nel gruppo dei cosiddetti Comuni Virtuosi e soprattutto è la prima città di queste dimensioni ad essere entrata in questo gruppo. Tutto questo dopo appena 2 anni di amministrazione a dimostrazione che se il M5S governa nessun obbiettivo è impossibile e soprattutto gli obbiettivi si possono raggiungere anche molto velocemente.
Stessa cosa vale a livello nazionale. Perché non provare a vincere e ripercorrere il modello Parma?
Il M5S può provare a vincere senza snaturarsi rischiando di apparire come un partito qualsiasi?
Piaccia o non piaccia il M5S a seguito dell’esito delle europee è come se abbia capito che è possibile vincere le elezioni seguendo però un altro schema, utilizzando più una strategia politica e mettendo un poco da parte la pancia che, se è stata fondamentale per arrivare al 25%, non è sufficiente per vincere. Quindi occorre trovare una via di mezzo che non snaturi la propria natura antisistema, non deludendo quindi troppo i cosiddetti simpatizzanti talebani ma che permetta di raggiungere sia i cosiddetti moderati che non amano lo scontro 24 ore su 24, che i cosiddetti astenuti che dopo anni di delusioni non si accontentano più della protesta ma vogliono anche vedere proposte veramente valide e finalmente veramente a loro vantaggio e non a vantaggio dei soliti noti.
E questa via di mezzo il M5S sta portandola avanti avendo abbassato i toni dello scontro, puntando molto di più su un messaggio propositivo alternativo e facendo vedere che il confronto non lo evita ma che allo stesso tempo non transige sulle istanze che da anni porta avanti come i tagli alla casta, la trasparenza, la democrazia diretta, la lotta alle lobby cercando di fare sempre gli interessi dei cittadini, la riduzione delle sperequazioni della ricchezza, la difesa dell’ambiente, della salute e del benessere.
Ecco che quindi per esempio da una parte c’è il dialogo costruttivo e propositivo con il PD sulla legge elettorale (anche se finora il M5S ha sempre dialogato con tutti in parlamento e nelle commissioni parlamentari ma questo dialogo non passava ai cittadini) ma dall’altra c’è contemporaneamente una durissima opposizione al governo sulla riforma del Senato.
Questa è la linea giusta per puntare alla vittoria altrimenti il M5S sarà sempre costretto ad essere una forza di minoranza non avendo mai la forza di poter realizzare da solo quel cambiamento di cui si fa portatore dovendo sperare che lo facciano gli altri partiti che governano, magari su propria pressione, ben sapendo che però il sistema difficilmente lo realizzerà visto che non va a suo vantaggio.

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